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	<description>un progetto di educazione alimentare</description>
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		<title>Quanto zucchero c&#8217;&#232; nel tuo cibo?</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 22:57:00 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Alimenti cancerogeni]]></category>
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		<description><![CDATA[Quanto zucchero (occulto) c’è in tutto quello che mangiamo tutti i giorni? E’ una domanda alla quale dovremmo dare una risposta leggendo le etichette di tutto ciò che buttiamo in corpo, dalla colazione fino a dopo cena. Il boom dello zucchero presente negli alimenti dagli inizi del secolo scorso è certamente una delle principali cause dell’impennata dei tassi di insulina e di IGF (fattore di crescita insulino-simile che stimola la crescita cellulare) e della conseguente epidemia di cancro. Il medico tedesco Otto Warburg fu premiato con il Nobel per aver scoperto che il metabolismo dei tumori dipende in gran parte dal loro consumo di zucchero (glucosio). Tutto confermato da altri studi, anche uno del 2007 dell’Università di Wurzburg in Germania, dove si dimostra che l’inibizione della fermentazione del glucosio è una nuova strada per la terapia oncologica. Queste sono le conclusioni del lavoro di ricerca: “The modern western lifestyle is characterized by a dramatic decrease in physical activities as well as by the ingestion of food displaying a high glycaemic index, which results in an intermittent fast and strong increase in blood glucose level, massive secretion of insulin, and extensive glycogen storage. In parallel, the incidence of pathological metabolic conditions [...]]]></description>
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		<title>Allarme tumori nel Salento: l&#8217;asse del male Taranto-Brindisi</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 11:25:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Parli dell’ILVA, il siderurgico di Taranto e della mega centrale a carbone di Cerano (Brindisi) e poi scopri che il Salento, mai rientrato nelle politiche di industrializzazione della prima Repubblica, è la zona dove l’incidenza dei tumori aumenta esponenzialmente, a prima vista, senza una causa plausibile. Un tasso di mortalità per tumori maligni di trachea, bronchi e polmoni (tutte neoplasie non correlate all’alimentazione!) cresciuto vertiginosamente. Le aree interessate sono tutte nel Salento, da Lecce in giù. Maglie il paese più colpito (43 decessi nel 2004, 37 nel 2005), ma anche Gallipoli, Nardò, Tricase, Cutrofiano. Da questa pubblicazione della LILT (Lega Italiana Lotta Tumori) emerge un quadro assolutamente preoccupante:  nel primo cartogramma ci sono i Rapporti standardizzati di mortalità per tumore, per Comune, anni 1998 – 2004. Nel secondo cartogramma i Rapporti standardizzati di mortalità per tumori maligni di trachea, bronchi e polmoni, per Comune, anni 1998 – 2004. (Fonte: Stato di salute della popolazione pugliese – edizione 2006 – Osservatorio Epidemiologico Regione Puglia). In rosso, le aree a più alto tasso di mortalità (clicca sulle immagini per ingrandire). Si notano alte concentrazioni di neoplasie intorno alle zone più industrializzate (Taranto, Bari, Brindisi). Poi ci sono dei picchi anomali nel Salento [...]]]></description>
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		<title>Ilva, la più grande fabbrica di acciaio e di tumori d&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 09:18:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo dieci anni di lotte ambientaliste e troppi morti, per la prima volta la maxiperizia commissionata dalla procura di Taranto inchioda l’Ilva, la fabbrica d’acciaio responsabile di immettere nell’atmosfera livelli di diossina che provocano tumori nella popolazione, nei capi di bestiame e contaminano gli alimenti. Quasi nessuno ne parla, nemmeno a livello locale, tranne questo articolo di Linkiesta. Da pugliese (ma soprattutto trattando temi che riguardano la salute) mi sembra doveroso quantomeno riportare e segnalare questa notizia. Un anno e mezzo fa il sindaco della città pugliese ha presentato un esposto dopo i rilievi di Peacelink Taranto, e questo è il primo significativo risultato. Migliaia di capi di bestiame abbattuti e decine di morti “anomali”. Fuori statistica. Troppo giovani, e decisamente troppi. C’è voluto tutto questo, e almeno dieci anni di battaglie ambientaliste, per far arrivare a Taranto il primo, importante, risultato. Dai camini dell’Ilva fuoriescono diossine e numerose sostanze tossiche che hanno causato la morte dei cittadini nel quartiere Tamburi e nel resto della città. Lo hanno scritto i periti chimici nella prima parte della maxi perizia consegnata qualche giorno fa in procura. Le emissioni di gas, vapori, polveri e diossina che ogni giorno, e ogni notte, vengono sputate [...]]]></description>
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		<title>La frittura più economica? Con il wok</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 15:59:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando si parla di frittura si da molta enfasi al tipo di olio da utilizzare, sia per motivi di carattere nutrizionale e dietetico, ma anche perché la frittura è un processo di cottura costoso, in quanto un buon olio costa, se ne deve usare parecchio per friggere poca quantità di cibo e in più viene anche assorbito dallo stesso. Eppure la grande tradizione della cucina orientale, tra le altre cose, ha esportato in occidente un metodo di cottura (non solo di frittura) economico e salutare:  la cottura stir-fry che si prepara perfettamente nel wok, la calotta sferica di ferro tipica della cucina cinese. Un metodo poco diffuso nelle nostre cucine e ristoranti, invece ben ripreso dall’industria dei surgelati, che ha cercato di replicarne i principi di economicità e qualità (si usa pochissimo olio e la cottura avviene in tempi rapidi). “Stir fry”, ossia “mescola e friggi”, la più recente evoluzione degli alimenti surgelati che, negli ultimi decenni, hanno rivoluzionato, o meglio seguito la rivoluzione della vita lavorativa e familiare nelle società più avanzate, Italia compresa. La cottura stir-fry si usa per ingredienti tagliati a piccoli pezzi e non richiede grandi quantità di grasso. È fondamentale che la fiamma sia molto [...]]]></description>
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		<title>Qual&#8217;è il miglior olio per la frittura?</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 11:03:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La frittura è uno dei più antichi metodi di cottura. Il colore, l&#8217;aroma, la consistenza e il gusto che questo tipo di cottura è in grado di conferire al cibo sono caratteristiche che la rendono apprezzato ed ampiamente utilizzato in tutto il mondo. Qual è l’olio più utilizzato nella frittura? L’olio di palma; e parlo soprattutto degli alimenti industriali, delle friggitorie, ristoranti e rosticcerie. Perché è il meno costoso, per le tasche dei produttori. Ha un costo inimmaginabile invece per l’ambiente e per la collettività (mondiale!), come abbiamo descritto in questo post (qui). Ma la cosa paradossale è che l’olio di palma è anche quello meno indicato per la salute. Vediamo allora quali oli sono i migliori e, soprattutto, più salutari per friggere. Durante la frittura, l’alimento cede acqua e parte dei grassi all’olio e di quest’ultimo ne assorbe una discreta percentuale. Nell’operazione di frittura si generano prodotti di neoformazione, alcuni dei quali possono essere assorbiti dagli alimenti. Taluni di questi composti, quali ad esempio il decadienale, conferiscono all’alimento gradevole fragranza di fritto. Altri sono invece indesiderati e potenzialmente associati a rischi tossicologici. Si formano per esempio composti derivanti dall’ossidazione (dovuta alle altissime temperature) come lipo-perossidi, idroperossidi, aldeidi e chetoni [...]]]></description>
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		<title>Olio di palma: un business devastante. Per l&#8217;ambiente!</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 09:55:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Carrefour e altri colossi della distribuzione organizzata stanno chiedendo alle aziende produttrici di fare chiarezza sulla eventuale provenienza da filiere sostenibili e certificate degli oli vegetali di palma usati come ingredienti. Il WWF nel 2009 ha lanciato una campagna per il consumo responsabile di olio di palma (RSPO) stilando addirittura una classifica delle principali aziende/multinazionali, importatrici di olio di palma (source). Perché tutti questi riflettori sull’olio di palma? L’olio di palma si trova nella maggior parte dei prodotti alimentari elaborati con oli vegetali. Attualmente sulle etichette basta scrivere “oli vegetali” e significa che dentro probabilmente ci sarà olio vegetale di palma, perché è meno costoso, meno pregiato (il più ricco di acidi grassi saturi) e quello più resistente ai processi di cottura. Si trova dappertutto, dalle margarine ai formaggi “alleggeriti” (cioè dove il latte viene sostituito da grassi vegetali), alle merendine, prodotti da forno, prodotti fritti. E allora? dove sta il problema? Il consumo dell’olio di palma aumenta esponenzialmente, sia nell’industria alimentare, sia nei nuovi impianti energetici da biocombustibili, e i palmeti vengono piantati al posto delle foreste pluviali di mezzo Sud-est asiatico. Risultato: tonnellate di anidride carbonica e altri gas serra liberati nell’atmosfera. Ma non solo: piantagioni di palma [...]]]></description>
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		<title>Novità sulle certificazioni BRC e IFS per i mercati europei</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 14:55:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Calo drastico della domanda dei beni di consumo, diminuzione del potere di acquisto, recessione, sono gli scenari che spaventano le aziende alimentari italiane. La stagnazione della domanda interna spinge quindi i produttori ad affacciarsi verso mercati più redditizi e affidabili come quello nord-europeo. Molto spesso la possibilità di aprirsi a questi canali viene data dalle grandi catene di distribuzione, con due opzioni: vendere con proprio marchio oppure con quello del distributore stesso. Avete presente i vari prodotti alimentari con il marchio della catena di Distribuzione? Si chiamano Private Label (Marca Privata) e sono prodotti realizzati da aziende che hanno molto spesso dei loro marchi, anche noti, ma producono e confezionano a nome della Catena di Distribuzione. Come vengono scelti i fornitori che producono per le grandi catene? Con delle procedure basate sui protocolli BRC e IFS. In Italia hanno cominciato Coop ed Esselunga seguiti a ruota dalle altre catene. Il fenomeno è nato però nei paesi anglosassoni con i colossi Tesco, Auchan, Carrefour ecc. i quali hanno legato i prodotti alla fiducia verso il rispettivo marchio, come sinonimo di garanzia. Al fine di ottenere realmente questa garanzia hanno quindi sviluppato dei sistemi di controllo nei confronti di queste aziende produttrici, in pratica loro fornitori. Il [...]]]></description>
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		<title>Industria alimentare: un gioiello italiano</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 14:53:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Riassumo un&#8217;inchiesta pubblicata dal quotidiano online &#8220;LINKIESTA&#8221;, che ha analizzato tutti i principali comparti manifatturieri italiani. Quella descritta è la fotografia dell&#8217;industria alimentare italiana, un piccolo gioiello da preservare e che ancora resiste, al contrario di altri settori della manifattura ormai considerati morti. Quello alimentare è il secondo comparto manifatturiero del Paese, con 127 miliardi di fatturato e circa 390 mila addetti (10% della manifattura), l’industria alimentare costituisce, assieme alla moda, l’emblema dell’italian way of living. Secondo l’indice delle eccellenze competitive dell’Italia stilato dalla Fondazione Edison, il nostro Paese detiene la prima posizione nell’export mondiale di pasta (1,8 miliardi di dollari), la seconda nell’export di vini (3,9 miliardi di dollari), la terza nell’export di cioccolata e di altre preparazioni alimentari contenenti cacao (890 milioni di dollari). Le 55 mila imprese attive nel settore, organizzate prevalentemente per distretti (sono ben 41 quelli censiti dal Monitor dei Distretti di Intesa San Paolo), sono nella grandissima parte dei casi di piccole dimensioni. Cosicché le aziende alimentari più strutturate rappresentano un numero davvero esiguo (ne sono alcuni esempi Nestlè, Barilla, Unilever, Ferrero, Illy, Orogel, Rana, Parmalat, Perfetti, Conserve Italia) e il valore medio di addetti per impresa è di poco superiore a 7, inferiore ai 9,5 [...]]]></description>
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		<title>VERGOGNA: i privilegi della Casta restano, e noi paghiamo</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 16:47:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non centra nulla con i temi trattati da questo blog, ma credo sia nostro dovere occuparci di ciò sta succedendo in questi giorni, perchè riguarda il nostro presente e soprattutto il nostro futuro. Riporto pari pari un bellissimo articolo (qui il link originale) dal blog intermarketandmore.finanza.com che oltre a commentare l&#8217;ultima porcata della &#8220;Casta&#8221;, ci mostra una precisa mappa dei possessori di beni di lusso e come questi parassiti, brancolano nel buio della fitta categoria delle persone a basso reddito. Aderiamo anche noi al movimento su twitter #occupymontecitorio. Aderisci anche tu! Scritto il 10 dicembre 2011 alle 20:00 da Dream Theater Decreto Monti bocciato dalla casta politica. E pensioni d’oro che restano. Io sono sereno ed equilibrato. E anche ottimista nella maggior parte dei casi. Ma quando mi incavolo, signori, divento pericoloso. Partiamo dall’inizio. Il Decreto Monti prevedeva il taglio degli stipendi dei Parlamentari. Andiamo al dunque senza tergiversare. “La commissione Affari Costituzionali della Camera, in data sabato 10 dicembre 2011, ha bocciato il decreto del governo Monti che prevedeva il taglio ai vitalizi dei parlamentari portandoli dagli attuali 11.039 euro netti mensili, pari a 132.078 euro annui, a 5.040 euro mensili, pari a 60.080 euro annui. La bocciatura è avvenuta sulla base del fatto che la norma introdotta dal governo [...]]]></description>
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		<title>Chimica nel Piatto part III: contaminanti chimici, momentaneamente tollerabili</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 16:34:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Terza puntata della Chimica nel Piatto, una discussione che è partita dalla notizia dello scontro Plasmon-Barilla sui residui chimici nei rispettivi prodotti e che è rimbalzata su internet in vari blog: da &#8220;ilpastonudo&#8221; (qui) a &#8220;papillevagabonde&#8221; (qui), da &#8220;Trashfood&#8221; (qui) al &#8220;Fattoalimentare&#8221; (qui). Ma è giustificato tutto questo allarmismo sui residui chimici, diossine, pesticidi ecc. in quello che mangiamo ogni giorno? A sentire molti esperti sembrerebbe di no! E allora andiamo a vedere quali sono le motivazioni che hanno portato alla stesura del Regolamento CE 1881/06 dando un&#8217;occhiata ai dati che la Commissione Europea ha considerato per stabilire da quali sostanze ci dobbiamo difendere quando decidiamo di fare la spesa. Ogni legge o regolamento, prima dell&#8217;enunciazione dei vari articoli, illustra i cosiddetti &#8220;considerando&#8221;, che spiegano le motivazioni alla base dell&#8217;atto. Riporto pari pari alcuni considerando, mentre in corsivo ci sono le mie considerazioni. Rischio cumulativo L’attività dell’EFSA sulla valutazione del rischio cumulativo mira a sviluppare metodologie per valutare gli effetti cumulativi derivanti dall’esposizione dei consumatori ai pesticidi. Vengono esaminati quei gruppi di pesticidi dotati di struttura chimica ed effetti tossici simili per verificare se il loro impatto sulla salute umana debba essere valutato collettivamente piuttosto che singolarmente.  Per la tutela della salute [...]]]></description>
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		<title>Chimica nel piatto part II: pochi controlli, tanti residui</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 16:13:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scienziatodelcibo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Baby Food]]></category>
		<category><![CDATA[Bio]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier&Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Parto dal post precedente (qui) per riassumere che i prodotti Plasmon (dichiaratamente per l&#8217;infanzia e con certificazione di filiera) sono più sicuri di quelli Barilla, ma non del tutto esenti da residui. E visto che i prodotti per l&#8217;infanzia riguardano la fascia 0-3 anni e tutti gli altri devono sorbirsi i prodotti per adulti (buoni o brutti, contaminati o meno), allora c&#8217;è una soluzione per essere garantiti della salubrità totale del prodotto? Si, è il biologico. Ma vari scienziati-food blogger-giornalisti-esperti ecc. come Bressanini non sono concordi, in quanto il biologico ammette l&#8217;uso di &#8220;soli&#8221; 20 principi attivi usati come pesticidi, contro i ben 500 nel convenzionale. Bressanini minimizza questa differenza e mangia le mele senza sbucciarle (source), perchè si sente garantito e protetto dalle leggi, dai limiti e dalle dosi ammissibili di sostanze chimiche. Bene! Io invece la mela la sbuccio! Non mangio sempre biologico (costa tanto, questo è l&#8217;unico appunto che faccio, e poi preferisco sempre la Nutella alle varie creme bio alternative, comunque ricche di zuccheri!), però mangio tanta frutta e verdura e la maggior parte delle aziende agricole (non bio) che conosco, nonostante la legge, ignorano o non usano il quaderno di campagna (e quindi i limiti [...]]]></description>
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		<title>Chimica nel piatto part I: dai Plasmon alle mense per bambini</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 16:09:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scienziatodelcibo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Baby Food]]></category>

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		<description><![CDATA[Plasmon vs Barilla 3 &#8211; 0; secco il risultato, è una legale analisi comparativa! Dal Corriere della Sera la notizia ha tempestato i blog. Molti contestano il fatto che comunque anche i prodotti Plasmon non hanno residui zero, però stanno dentro i limiti di leggi nate per garantire i baby food. I &#8220;Piccolini Barilla&#8221; sono, a mio avviso, un caso di &#8220;denominazione fuorviante&#8221; che lascia sottintendere una destinazione d&#8217;suo di quella pasta (per i bambini), quando in realtà non è dichiarato come alimento per l&#8217;infanzia e quindi non deve sottostare ai limiti disposti per i baby food. E se vogliamo, anche le varie réclame del Mulino Bianco lanciano il messaggio di prodotti realizzati per i più piccoli.  Tra l&#8217;altro questo blog, quasi un anno fa, dopo un&#8217;inchiesta di Altroconsumo, ha largamente parlato dei &#8220;piccolini&#8221; Barilla (qui) e della grave problematica delle micotossine nei grani (qui). Sui blog ho letto diverse discussioni e in particolare mi ha appassionato quella del &#8220;pastonudo&#8221; con relativi commenti (qui), tra gli altri, del Prof. Giannattasio (docente, medico e praticante-divulgatore di biodinamica e prodotti biologici) e di Dario Bressanini, chimico, ricercatore ed appassionato di cucina, oggi tra i più autorevoli food blogger. Un pò tutti criticano questo tipo [...]]]></description>
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		<title>Cosa si nasconde in una scatoletta di tonno?</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 12:08:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scienziatodelcibo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carni e Pesce]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier&Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Cosa si nasconde in una scatoletta di tonno? Sintetizzo qui un bellissimo rapporto di Greenpeace (rapporto completo è scaricabile qui) sulla poca trasparenza delle etichette di tonno in scatola e in vasetti venduto in Italia, che mette in luce come alcune pratiche illegali di pesca, stiano mettendo a rischio molte specie di tonno e di altri mammiferi marini. In Italia sono ancora troppo pochi i produttori di tonno in scatola che hanno deciso di adottare precisi principi di sostenibilità, senza contare che un marchio 100% sostenibile ancora non esiste. Nel novembre 2010 Greenpeace ha pubblicato i risultati di un test genetico condotto su 165 scatolette di tonno provenienti da vari Paesi, tra cui l’Italia, svelando come a fronte di un’etichetta del tutto generica (“ingredienti: tonno”) il consumatore poteva acquistare scatolette di uno stesso prodotto contenenti specie diverse di tonno a seconda del lotto e, a volte, addirittura specie diverse di tonno mescolate insieme. Tra le cause vi è certamente l’utilizzo di metodi di pesca distruttivi, come la pesca a circuizione con “sistemi di aggregazione per pesci” (FAD) che, catturando esemplari giovani, porta a confondere tonni di specie diverse, praticamente indistinguibili soprattutto dopo il congelamento e altri trattamenti a bordo del [...]]]></description>
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		<title>Meno controlli per le aziende certificate?</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 18:04:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scienziatodelcibo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Certificazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Legislazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Le aziende certificate BRC, IFS o secondo gli standard ISO saranno esentate dai controlli ufficiali? E’ un quesito che mi è stato posto poco tempo fa e da qualche anno ne sento parlare. Si tratta dell’articolo 30 della Legge 133/08 sulla “semplificazione dei controlli amministrativi a carico delle imprese soggette a certificazione” che effettivamente dispone, “Per le imprese soggette a certificazione ambientale o di qualità rilasciata da un soggetto certificatore accreditato, i controlli periodici svolti dagli enti certificatori sostituiscono i controlli amministrativi o le ulteriori attività amministrative di verifica, anche ai fini dell&#8217;eventuale rinnovo o aggiornamento delle autorizzazioni per l&#8217;esercizio dell&#8217;attività. Resta ferma la potestà delle Regioni e degli Enti locali, nell&#8217;ambito delle rispettive competenze, di garantire livelli ulteriori di tutela.Lo stesso articolo dice anche che saranno individuate le tipologie dei controlli e gli ambiti nei quali trova applicazione la disposizione (Come? Quando?…). Finora sono state attuate semplificazioni in ambito di procedure telematiche (per esempio gli Sportelli Unici per le Attività Produttive) o per i controlli in ambito di autorizzazioni per le aziende con certificazione ambientale. Non ci sono ancora atti che delegano alle certificazioni, i controlli sanitari o quelli di NAS, Repressione Frodi, Forestali per le aziende alimentari e [...]]]></description>
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		<title>Etichettatura legale degli alimenti: il nuovo Regolamento UE 1169/2011</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 12:07:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scienziatodelcibo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Indicazioni Nutrizionali]]></category>
		<category><![CDATA[Legislazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scorso 22 novembre, dopo un percorso lungo quasi quattro anni, è stato pubblicato il regolamento comunitario sulle informazioni alimentari obbligatorie e volontarie per l’etichettatura dei prodotti. Il Regolamento 1169/2011 entrerà in vigore appena prima di Natale 2011, anche se per diversi punti è previsto un percorso a tappe di tre o cinque anni. Gli alimenti che non hanno i requisiti richiesti potranno essere immessi sul mercato fino ad esaurimento scorte, e comunque entro il prossimo 1° aprile. Le novità principali sono la tabella nutrizionale, gli allergeni in evidenza nell’elenco degli ingredienti, una dimensione minima per i caratteri con cui sono scritte le etichette, il divieto di indicazioni fuorvianti. L’obiettivo è quello di rendere più semplice per i consumatori leggere e interpretare le informazioni dei prodotti esposti sugli scaffali dei supermercati e creare omogeneità in tutta Europa.  Su questo sito avevamo già anticipato le novità sostanziali in un articolo dettagliato del luglio 2011 (clicca qui). Una decisione importante che uniforma 30 anni di Direttive europee e leggi nazionali dei singoli Paesi e che interessa circa 500 milioni di consumatori in Europa. Si va nella direzione indicata dall&#8217;Italia allargando a tutti i prodotti l&#8217;obbligo di dichiarare in etichetta l&#8217;origine, finalmente un [...]]]></description>
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		<title>E ora il cornetto Wellness: buono si, anti-aging non credo!</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 22:18:53 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Alimenti Funzionali]]></category>
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		<description><![CDATA[Non c’è dubbio che se l’obiettivo era quello di fare clamore e propaganda, ci stanno riuscendo. Il nuovo cornetto anti-età fa parlare il web e dopo una provocazione di Gianna Ferretti sul suo blog Trahfood (qui), non posso fare a meno di collegarmi al precedente articolo (clicca qui) sugli additivi usati nei croissant, per parlare dei misteriosi ingredienti anti-aging di questo prodotto nato dall’idea dello chef Montersino e di Cucina Wellness e sponsorizzato anche dal celebre Eataly. Se guardiamo gli ingredienti, non c’è dubbio che sia un prodotto eccellente: non sono usati né burro, e neppure margarina o uova. Il grasso è costituito da burro di cacao (ottimo grasso vegetale non raffinato), olio di riso e olio extravergine di oliva. La lista degli ingredienti cita, oltre a farina integrale e zucchero, olio di riso, burro di cacao (30,6%), acqua, olio extravergine di oliva (3%). Emulsionante: lecitina di girasole, olio di semi di lino (1%), fibre vegetali, succo di limone. Addensanti: farina di carruba, gomma adragante. Sale. Conservante: potassio sorbato. Non c’è dubbio, io non l’ho ancora assaggiato, ma dovrebbe essere un ottimo prodotto, in pratica mira a sostituire i grassi animali e idrogenati ricchi di trigliceridi e colesterolo, con dei [...]]]></description>
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		<title>Pane con additivi e miglioratori? Cornetti e merende allora?</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 06:33:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Anche Striscia la Notizia si interessa di pane: in più di una puntata a Striscia si è parlato dell’uso nei panifici dei cosiddetti “miglioratori”, additivi che migliorano consistenza e conservabilità di prodotti da forno fabbricati con materie prime scadenti e usati spesso senza alcuna dichiarazione in etichetta.  Può essere, ma io credo che forse l&#8217;attenzione, più che sul pane, debba essere spostata sugli altri prodotti da forno e di pasticceria, che anche a livello artigianale sono fatti quasi esclusivamente con semilavorati e miglioratori. Nel servizio inoltre, il nutrizionista Prof. Calabresi sostiene che tali ingredienti, molto spesso, se inferiori al 2% sul totale della ricetta, possono essere omessi dall’etichetta. Questo non è esatto, o almeno lo era fino a qualche anno fa, poi con il D.Lgs. 181 del 2003 (recepimento della DIR 2000/13/CE), tutti gli ingredienti che fanno parte dell’affollatissimo elenco ufficiale degli additivi (classificati con le lettera E) devono essere menzionati in etichetta obbligatoriamente; sono esclusi, in quanto non additivi, solo i coadiuvanti di processo, che vedremo cosa sono. Secondo l’art. 14 della Legge 580/1967, è denominato ‘pane’ il prodotto ottenuto dalla cottura totale o parziale di una pasta convenientemente lievitata, preparata con sfarinati di grano, acqua e lievito, con [...]]]></description>
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		<title>Progetto di legge per le medicine non convenzionali</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 11:28:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Questo blog è divenuto un network non solo di processi alimentari e nutrizione, ma fa parte della galassia che si occupa di medicina e alimentazione naturale e quindi di medicine non convenzionali. Queste ultime, definite credenze e ciarlatanerie fino a qualche decennio addietro, iniziano ad essere riconosciute ufficialmente dalla medicina convenzionale (vedi agopuntura e omeopatia per esempio); manca però una legge organica che permetta quindi a chiunque di poter fare una scelta terapeutica alternativa. Per questo Scienziatodelcibo aderisce a questa iniziativa di cui pubblico il comunicato ufficiale. 11-11-11 : GIORNATA ITALIANA DELLA LIBERTA’ DI SCELTA TERAPEUTICA SECONDO UNA VISIONE OLISTICA Il giorno 11 Novembre 2011 (11 &#8211; 11 -11) è dedicato alla Libertà di Scelta Terapeutica in Italia. Il percorso per il riconoscimento delle medicine non convenzionali ha seguito sino ad oggi un lungo iter parlamentare, senza giungere ancora alla creazione di un quadro normativo nazionale. Attualmente in Italia non è ancora giuridicamente riconosciuta la figura professionale del Naturopata e dell&#8217;operatore delle Discipline Bio-Naturali. Per questi motivi, liberi cittadini, hanno deciso di creare un sito e raccogliere le 50.000 firme necessarie per presentare una proposta di Legge apartitica di iniziativa popolare, con una visione olistica dove le conoscenze di cura [...]]]></description>
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		<title>La nuova PAC non è equa</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 14:34:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo un comunicato di Slow Food, associazione alla quale aderiamo, nel quale viene denunciato lo scarso impegno della nuova Politica Agricola Comunitaria (PAC) nei confronti di alcuni punti cardine per la sopravvivenza dell’agricoltura naturale e sostenibile. Slow Food propone l’adozione di un approccio olistico nei confronti della produzione agricola e del mondo alimentare in generale. Obiettivi quali la tutela della biodiversità, la salvaguardia dell’ambiente, la lotta al cambiamento climatico, lo sviluppo delle economie locali e delle produzioni di piccola scala, ma anche la conservazione dei saperi locali, dei dialetti e delle arti vanno interpretati come tessere di un unico mosaico e non come parti a sé stanti, sconnesse una dall’altra. Ogni obiettivo deve essere inquadrato e raggiunto all’interno di una strategia complessiva che contemporaneamente prenda in considerazione anche tutti gli altri elementi. Il cibo diviene (o meglio, torna a essere) il fulcro attorno a cui ruotano i sistemi di economia locale. Dalle dichiarazioni del Commissario Ciolos e da una prima lettura del testo disponibile sulla Pac 2014-2020, si ha l’impressione che le principali lobby agricole e i governi abbiano indebolito l’intenzione espressa di realizzare una Pac più sostenibile. Sembra infatti che vengano rappresentati in sede europea principalmente gli interessi dei [...]]]></description>
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		<title>I Signori del grano</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 07:01:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ha suscitato non poco clamore l&#8217;inchiesta di &#8220;Presa Diretta&#8221;, il programma domenicale di Rai Tre, che domenica sera 9 ottobre scorso ha parlato delle distorsioni economiche e non solo dei prodotti alimentari. Tante le mail che hanno raggiunto questo blog che in più di una occasione si è occupato di questi temi ed in particolare del grano duro. Risale al 2005 il blocco dell’ imbarcazione, e del suo contenuto,  un ingente carico di grano duro (circa 58.000 tonnellate) trasportato dalla nave di nazionalità cinese Loch Alyn, disposto dal Nucleo regionale Polizia tributaria di Bari-gruppo repressione frodi, nel porto barese. Il cargo conteneva ”grano duro contaminato da Ocratossina”, una tossina “altamente nociva per la salute umana”, sia per “assunzione diretta del prodotto contaminato” che, indirettamente, “tramite il consumo di carni di animali nutriti con mangimi ottenuti dalla decorticazione dei chicchi di grano”. Le percentuali della sostanza cancerogena accertate furono superiori, in alcuni casi, a ”tre volte i limiti consentiti dalla normativa sanitaria comunitaria in materia di alimentazione umana” (source). Sotto processo il &#8220;Re del Grano&#8221;, un imprenditore pugliese a capo della maggiore società europea di importazione e trasformazione di grano duro, con sede a Corato (Ba). Il settimanale l’Espresso rivelò al [...]]]></description>
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