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		<title>La stevia ora piace anche all&#8217;industria</title>
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		<pubdate>Thu, 17 May 2012 06:34:00 +0000</pubdate>
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				<category><![CDATA[Dolci, zuccheri ecc.]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier&Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[La FDA americana e le Autorità Europee, per due decenni, hanno nutrito forti dubbi sulla innocuità di questa pianta naturale, pertanto non ne hanno mai autorizzato l’uso. La Merisant di Chicago (multinazionale della galassia Monsanto), che da decenni vende l’aspartame con il nome “Equal” in tutto il mondo, a un certo punto è schiacciata dai debiti. Coca Cola Company rispolvera studi su un estratto di stevia, la Rebiana, che per anni FDA e Autorità Europee hanno accantonato. Il marchio commerciale si chiama Truvia e il nuovo dolcificante è stato sviluppato dalla Coca Cola con l’aiuto di Cargill, multinazionale del grano e degli alimenti industriali e dei farmaci. Anche la Pepsi ha preparato il suo estratto di stevia. Si chiama PureVia ed è simile a quello della Coca Cola, ma sviluppato con Merisant. Per ora solo sperimentazioni scientifiche delle….multinazionali Secondo Morando Soffritti , direttore dell&#8217;Istituto di ricerca Ramazzini di Bologna (che da anni si occupa di studiare il legame tra un altro edulcorante, l&#8217; Aspartame , e l&#8217;insorgenza del cancro), non esistono studi scientifici che dimostrino la sicurezza degli estratti della Stevia. &#8220;Noi conosciamo la Stevia da anni, come alternativa naturale ai dolcificanti artificiali&#8221;, dice il professore, &#8220;ma studi adeguati per [...]<a href="https://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-via="scienziatodelci" data-lang="it">Tweet</a>
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<p><p style="margin-top:10px; margin-bottom:0; padding-bottom:0; text-align:center; line-height:0"><a target="_blank" href="http://feeds.feedburner.com/~r/Scienziatodelcibo/~6/1"><img src="http://feeds.feedburner.com/Scienziatodelcibo.1.gif" alt="scienziatodelcibo" style="border:0"></a></p><p style="margin-top:5px; padding-top:0; font-size:x-small; text-align:center"><a href="http://feedburner.google.com/fb/a/headlineanimator/install?id=fveq1i9g273q89pa384v9idvis&amp;w=1" onclick="window.open(this.href, 'haHowto', 'width=520,height=600,toolbar=no,address=no,resizable=yes,scrollbars'); return false" target="_blank">&uarr; Grab this Headline Animator</a></p></p>
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		<title>Stevia, alterativa naturale ai dolcificanti</title>
		<link>http://www.scienziatodelcibo.it/it/2139-stevia-alterativa-naturale-ai-dolcificanti/</link>
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		<pubdate>Thu, 17 May 2012 06:20:00 +0000</pubdate>
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				<category><![CDATA[Dolci, zuccheri ecc.]]></category>
		<category><![CDATA[Iperattività bambini]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ il dolcificante del momento! Si chiama Stevia e ha appena ricevuto l&#8217;Ok europeo. Pianta originaria del Paraguay e del Brasile, famosa da tempo per la dolcezza delle sue foglie. Dolcificante naturale dal potere edulcorante 2-300 volte superiore a quello dello zucchero, ma dal ridottissimo apporto calorico. Queste caratteristiche ne fanno un addittivo alimentare molto amato dall&#8217;industria che produce cibi e bevande dimagranti o &#34;sugar free&#34;. Dovrebbe sostituire tutti quegli edulcoranti sospetti, tipo l’aspartame. Ma è la stessa Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare a mettere in guardia sull&#8217;eccessiva esposizione, soprattutto dei bambini. La sua distribuzione è stata appena approvata dalla Commissione europea e dalla fine del 2011 è sugli scaffali italiani sotto forma di dolcificante da tavola a marchio Misura , il noto brand di proprietà del colosso statunitense Merisant. Ma anche Coca-Cola e altri grandi brand, sono pronti a introdurlo nelle loro bevande. Il successo globale del prodotto è assicurato da tutti gli esperti. In Francia, dove è già in vendita, ha acquisito più dell&#8217;80% del mercato e si calcola che a livello mondiale arriverà a muovere circa 825 milioni di dollari entro il 2014. Tutto bene allora? Non proprio. Gli ingredienti principali del dolcificante rivoluzionario sono i [...]<a href="https://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-via="scienziatodelci" data-lang="it">Tweet</a>
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<p><p style="margin-top:10px; margin-bottom:0; padding-bottom:0; text-align:center; line-height:0"><a target="_blank" href="http://feeds.feedburner.com/~r/Scienziatodelcibo/~6/1"><img src="http://feeds.feedburner.com/Scienziatodelcibo.1.gif" alt="scienziatodelcibo" style="border:0"></a></p><p style="margin-top:5px; padding-top:0; font-size:x-small; text-align:center"><a href="http://feedburner.google.com/fb/a/headlineanimator/install?id=fveq1i9g273q89pa384v9idvis&amp;w=1" onclick="window.open(this.href, 'haHowto', 'width=520,height=600,toolbar=no,address=no,resizable=yes,scrollbars'); return false" target="_blank">&uarr; Grab this Headline Animator</a></p></p>
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		<title>Integratori alimentari</title>
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		<pubdate>Thu, 10 May 2012 06:43:00 +0000</pubdate>
		<dc:creator>scienziatodelcibo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[integratori]]></category>

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		<description><![CDATA[Ritmi di vita sregolati, dieta poco varia o peggio ancora molto ricca di grassi, periodi di spossatezza o post influenzali? Un aiuto naturale per superarli arriva dagli integratori alimentari, farmaci ricchi di vitamine e sali minerali che aiutano l’organismo a recuperare il suo corretto equilibrio e rimettersi in forma. All’inizio con la loro comparsa come prodotti da banco in tutte le farmacie, gli integratori alimentari erano per lo più utilizzati come complemento alla dieta di sportivi come fondisti e ciclisti, i più esposti ad una rapida perdita di sali e vitamine, e che, grazie all’assunzione quotidiana di integratori alimentari, riuscivano a recuperare un giusto equilibrio fisiologico in pochi giorni. Da allora la ricerca nel campo degli integratori ha fatto grossi passi avanti, in parte anche grazie alla straordinaria risposta commerciale ottenuta da un pubblico che ha imparato subito ad utilizzare questi prodotti anche senza la prescrizione del proprio medico. Sono nate così nuove famiglie di integratori alimentari, che hanno superato lo stretto ambito iniziale del campo vitaminico e dei sali minerali, e che oggi riescono anche a coprire il fabbisogno proteico, energetico e come sostitutivi di pasto. Se con gli integratori proteici si riesce ad assumere velocemente gli aminoacidi indispensabili [...]<a href="https://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-via="scienziatodelci" data-lang="it">Tweet</a>
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<p><p style="margin-top:10px; margin-bottom:0; padding-bottom:0; text-align:center; line-height:0"><a target="_blank" href="http://feeds.feedburner.com/~r/Scienziatodelcibo/~6/1"><img src="http://feeds.feedburner.com/Scienziatodelcibo.1.gif" alt="scienziatodelcibo" style="border:0"></a></p><p style="margin-top:5px; padding-top:0; font-size:x-small; text-align:center"><a href="http://feedburner.google.com/fb/a/headlineanimator/install?id=fveq1i9g273q89pa384v9idvis&amp;w=1" onclick="window.open(this.href, 'haHowto', 'width=520,height=600,toolbar=no,address=no,resizable=yes,scrollbars'); return false" target="_blank">&uarr; Grab this Headline Animator</a></p></p>
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		<title>Zucchero e dolcificanti: danni alla salute e business</title>
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		<pubdate>Mon, 30 Apr 2012 07:20:46 +0000</pubdate>
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		<description><![CDATA[Fu William Dufty nel 1975, con il suo libro “Sugar Blues” a definire lo zucchero come causa di una morte lenta ma dolce. L&#8217;accusa principale di Dufty al saccarosio è di causare dipendenza e gravi danni al fisico umano, e riporta la negligenza e l’accondiscendenza delle istituzioni predisposte alla salute pubblica (in particolare nella società americana) verso le industrie zuccheriere e le principali lobby di bibite zuccherate, soprattutto la Coca-Cola. Dufty, un tempo grande consumatore di cibi e bevande zuccherate, ha poi mutato totalmente le sue abitudini alimentari, riportando grandi benefici a livello fisico e mentale. Tesi principale dell&#8217;opera, infatti, anche attraverso precise ricostruzioni storiche, è che l&#8217;introduzione dello zucchero nella dieta, anche attraverso gli alcolici (Rum, distillato dello zucchero), il tabacco (che contiene dal 2 al 20% di zucchero, a seconda del trattamento delle foglie) e i cereali raffinati (riso e grano), abbia causato la diffusione o l&#8217;aggravarsi di malattie: obesità, diabete e carie, l&#8217;ipertensione, lo scorbuto, il beriberi e la peste bubbonica. A livello mentale, lo zucchero svilupperebbe maggiori livelli di aggressività e di iperattività, specie nei bambini.  Oggi sappiamo che il boom dello zucchero presente negli alimenti dagli inizi del secolo scorso, è certamente una delle principali [...]<a href="https://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-via="scienziatodelci" data-lang="it">Tweet</a>
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<p><p style="margin-top:10px; margin-bottom:0; padding-bottom:0; text-align:center; line-height:0"><a target="_blank" href="http://feeds.feedburner.com/~r/Scienziatodelcibo/~6/1"><img src="http://feeds.feedburner.com/Scienziatodelcibo.1.gif" alt="scienziatodelcibo" style="border:0"></a></p><p style="margin-top:5px; padding-top:0; font-size:x-small; text-align:center"><a href="http://feedburner.google.com/fb/a/headlineanimator/install?id=fveq1i9g273q89pa384v9idvis&amp;w=1" onclick="window.open(this.href, 'haHowto', 'width=520,height=600,toolbar=no,address=no,resizable=yes,scrollbars'); return false" target="_blank">&uarr; Grab this Headline Animator</a></p></p>
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		<title>Aspartame: dolcificante cancerogeno? No, forse si, vediamo!</title>
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		<pubdate>Mon, 30 Apr 2012 06:30:00 +0000</pubdate>
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		<description><![CDATA[In Danimarca secondo una ricerca condotta su circa 60.000 donne incinte, il consumo giornaliero di una bevanda gassata contenente un edulcorante aumenta del 27% il rischio di parto prematuro; in Italia secondo la ricerca condotta dall&#8217;Istituto Ramazzini, nei topi maschi che hanno assunto il dolcificante, il rischio di cancro aumenta del 18% nel gruppo ad alta dose. L’aspartame è il principale incriminato. Che cos&#8217;è L&#8217;aspartame? E’ un dolcificante artificiale composto da acido aspartico (40%), fenilalanina (50%) e metanolo (10%). Autorizzato a livello europeo, è un additivo alimentare classificato come E951. Ha la stessa quantità di calorie dello zucchero, ma il suo potere dolcificante è duecento volte superiore. Utile quindi a dolcificare cibi e bevande, con piccole quantità; utile a chi soffre di diabete o vuole ridurre le calorie. L&#8217;aspartame è l&#8217;edulcorante più utilizzato al mondo, si trova in circa 6.000 prodotti, dalle caramelle ai dolci, dalla gomma da masticare alle bevande &#8220;light&#8221;, e secondo le ultime stime, lo utilizzano almeno 200 milioni di persone. Negli Usa la Food and Drug Administration ne ha autorizzato nel 1974 l&#8217;impiego per le bevande e nel 1983 in tutti gli alimenti. In Europa l&#8217;utilizzo dell&#8217;aspartame è regolamentato dal 1994. (Fonte: Europass) L’Istituto Ramazzini da [...]<a href="https://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-via="scienziatodelci" data-lang="it">Tweet</a>
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		<title>Aranciata: 12% arancia, 100% sfruttamento dei lavoratori</title>
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		<pubdate>Wed, 14 Mar 2012 22:55:58 +0000</pubdate>
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		<description><![CDATA[&#160; Ho raccontato l’ennesimo scandalo che ha coinvolto Rosarno e la Calabria, per lo sfruttamento dei lavoratori neri nella raccolta delle arance, nel precedente post. La Coca Cola, che inizialmente ha minacciato di bloccare tutti gli approvvigionamenti dalla piana di Gioia Tauro, ha poi fatto marcia indietro. Intanto a Rosarno, è stata organizzata dalla Coldiretti una mobilitazione con lo slogan:   ”No all’aranciata che spreme agricoltori e lavoratori e inganna i consumatori”. “Con la mobilitazione si vuole spezzare la catena dello sfruttamento che nasce sugli scaffali, dove sono in vendita bevande ingannevoli sul reale contenuto di succo, e finisce per colpire imprese agricole e lavoratori con il pagamento di pochi centesimi per un chilo di arance”, sottolinea Coldiretti. Non e’ un caso che si guardi con attenzione anche alla proposta di legge che prevede l’aumento delle percentuali di frutta nelle bevande a base di agrumi rispetto a quelle attualmente consentite dalla legge”. Perchè all’origine del dramma di Rosarno non c’è solo la N’drangheta. Quest’ultima sfrutta l’ennesima situazione estrema che vede da un lato aziende agricole e cooperative che devono commercializzare il proprio prodotto quasi sottocosto, dall’altro le multinazionali che “spremono”, è il caso di dirlo, le cooperative e le aziende [...]<a href="https://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-via="scienziatodelci" data-lang="it">Tweet</a>
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		<title>Schiavi moderni: la Coca Cola e le arance della miseria</title>
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		<pubdate>Wed, 14 Mar 2012 21:43:34 +0000</pubdate>
		<dc:creator>scienziatodelcibo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dossier&Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[The Ecologist viaggia in Calabria nel Sud Italia: sostiene che la raccolta delle arance si avvale di migranti africani pagati con salari da fame che vivono in condizioni squallide. E’ polemica in questi giorni per la decisione della Coca-Cola Corporation di disdire i contratti di fornitura delle arance con i produttori calabresi dopo l’inchiesta pubblicata dal quotidiano The Ecologist&#160;a firma di Andrew Wasley: News investigation Coca Cola challenged over orange harvest linked to &#8216;exploitation and squalor&#8217;. Le grandi aziende dell’alimentazione, tra cui la Coca-Cola, usano per i loro prodotti le arance raccolte da immigrati sfruttati. Gruppi di parlamentari ed esponenti del governo, dei sindacati e della Coldiretti calabrese hanno aperto un tavolo di emergenza per porre rimedio all’ennesimo scandalo che come sempre mette in ginocchio l’agricoltura locale. Alla fine la Coca Cola ha smentito la disdetta dei contratti e, anzi, si impegnerà a formulare contratti pluriennali che possano migliorare le condizioni di degrado. Insomma chiacchiere o meno, ci voleva l’inchiesta del The Ecologist per far muovere qualcuno e riaccendere i riflettori sulla piana di Gioia Tauro. L’inchiesta è stata tradotta e pubblicata in Italia dall’ottimo settimanale “Internazionale”, ed ora io provo a fare una sintesi. Probabilmente questo è il posto [...]<a href="https://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-via="scienziatodelci" data-lang="it">Tweet</a>
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		<title>Mensa della scuola vs Mc Donald. Chi vince?</title>
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		<pubdate>Mon, 27 Feb 2012 21:38:10 +0000</pubdate>
		<dc:creator>scienziatodelcibo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Baby Food]]></category>
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		<category><![CDATA[Dossier&Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è una provocazione, a guardare i costi viene davvero da chiedersi qual&#8217;è meglio, pardon&#8230;meno peggio! E non è per criminalizzare il Mc Donald, ma il confronto con i menu delle mense italiane vale anche con panini e tramezzini di un qualsiasi bar. In America l&#8217;Amministrazione Obama finanzia le scuole per migliorare la qualità del cibo per combattere l&#8217;obesità e ridurre la spesa sanitaria (leggi qui). E in Italia? A che punto è il dibattito sulla qualità delle mense e l’educazione alimentare? Circa 260 milioni di pasti distribuiti nelle mense italiane sono prodotti ogni anno da un esercito di 37mila lavoratori in nero, con alti rischi per la qualità dei cibi somministrati a bambini e anziani. Questo è ciò che dichiaravano nel 2008 Angem e Ancst (le associazioni di categoria delle aziende di ristorazione collettiva). Un sistema di appalti &#8220;immorale&#8221; dice il Presidente dell’Angem, Ilario Perotto: le gare al prezzo economicamente più vantaggioso &#8220;sono di fatto gare al massimo ribasso camuffate&#8221;. Un pasto in mensa costa oggi 4,60 euro. Ma &#8220;con l&#8217;aumento delle materie prime, il mancato adeguamento dei prezzi all&#8217;inflazione e il ritardo nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione è sempre più difficile fornire un servizio fondato sulla qualità [...]<a href="https://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-via="scienziatodelci" data-lang="it">Tweet</a>
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		<title>L&#8217;America contro il cibo spazzatura nelle mense scolastiche</title>
		<link>http://www.scienziatodelcibo.it/it/1968-lamerica-contro-il-cibo-spazzatura-nelle-mense-scolastiche/</link>
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		<pubdate>Sat, 25 Feb 2012 08:12:00 +0000</pubdate>
		<dc:creator>scienziatodelcibo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Baby Food]]></category>
		<category><![CDATA[Obesità]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; L’USDA, il Ministero dell’Agricoltura Americano, ha qualche settimana fa varato una legge che di fatto prescrive alle mense scolastiche l’adozione di menù che prevedano cibi a base di cereali integrali e verdure, e sostituire, in parte, le solite porzioni di patatine, carni rosse e prodotti elaborati da farine raffinate. Una rivoluzione che è quasi passata inosservata ai media, ed in Italia, come sempre, qualche cenno è stato dato, facendo attenzione a non indispettire qualcuno. Il perché di questo atto, proprio da parte della patria del JUNK FOOD, si spiega con la politica di razionalizzazione della spesa sanitaria americana. Difatti obesità dilagante e cibo spazzatura in America, sono la causa principale dei problemi di salute. Le cifre indicano che l&#8217;obesità è un problema reale di salute pubblica che è costato, nel 2008, 147 miliardi di dollari alla società. Le conseguenze sono numerose, con effetti sulla salute (malattie cardiovascolari, diabete, ipertensione, &#8230;), effetti psicologici ( depressione, &#8230;) e effetti sociologici (sociali, familiari, &#8230;). The 2011 Children’s Food Environment State Indicator Report mette in evidenza comportamenti, ambienti, e le politiche che influenzano l&#8217;obesità infantile attraverso il sostegno di un sano mangiare. Questi indicatori hanno rappresentato opportunità di azione per la decisione presa [...]<a href="https://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-via="scienziatodelci" data-lang="it">Tweet</a>
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		<title>Quanto zucchero c&#8217;è nel tuo cibo?</title>
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		<pubdate>Wed, 15 Feb 2012 22:57:00 +0000</pubdate>
		<dc:creator>scienziatodelcibo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimenti cancerogeni]]></category>
		<category><![CDATA[Dolci, zuccheri ecc.]]></category>
		<category><![CDATA[Tumori]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Quanto zucchero (occulto) c’è in tutto quello che mangiamo tutti i giorni? E’ una domanda alla quale dovremmo dare una risposta leggendo le etichette di tutto ciò che buttiamo in corpo, dalla colazione fino a dopo cena. Il boom dello zucchero presente negli alimenti dagli inizi del secolo scorso è certamente una delle principali cause dell’impennata dei tassi di insulina e di IGF (fattore di crescita insulino-simile che stimola la crescita cellulare) e della conseguente epidemia di cancro. Il medico tedesco Otto Warburg fu premiato con il Nobel per aver scoperto che il metabolismo dei tumori dipende in gran parte dal loro consumo di zucchero (glucosio). Tutto confermato da altri studi, anche uno del 2007 dell’Università di Wurzburg in Germania, dove si dimostra che l’inibizione della fermentazione del glucosio è una nuova strada per la terapia oncologica. Queste sono le conclusioni del lavoro di ricerca: “The modern western lifestyle is characterized by a dramatic decrease in physical activities as well as by the ingestion of food displaying a high glycaemic index, which results in an intermittent fast and strong increase in blood glucose level, massive secretion of insulin, and extensive glycogen storage. In parallel, the incidence of pathological metabolic [...]<a href="https://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-via="scienziatodelci" data-lang="it">Tweet</a>
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		<title>Allarme tumori nel Salento: l&#8217;asse del male Taranto-Brindisi</title>
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		<pubdate>Tue, 07 Feb 2012 11:25:48 +0000</pubdate>
		<dc:creator>scienziatodelcibo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dossier&Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Tumori]]></category>

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		<description><![CDATA[Parli dell’ILVA, il siderurgico di Taranto e della mega centrale a carbone di Cerano (Brindisi) e poi scopri che il Salento, mai rientrato nelle politiche di industrializzazione della prima Repubblica, è la zona dove l’incidenza dei tumori aumenta esponenzialmente, a prima vista, senza una causa plausibile. Un tasso di mortalità per tumori maligni di trachea, bronchi e polmoni (tutte neoplasie non correlate all’alimentazione!) cresciuto vertiginosamente. Le aree interessate sono tutte nel Salento, da Lecce in giù. Maglie il paese più colpito (43 decessi nel 2004, 37 nel 2005), ma anche Gallipoli, Nardò, Tricase, Cutrofiano. Da questa pubblicazione della LILT (Lega Italiana Lotta Tumori) emerge un quadro assolutamente preoccupante:  nel primo cartogramma ci sono i Rapporti standardizzati di mortalità per tumore, per Comune, anni 1998 – 2004. Nel secondo cartogramma i Rapporti standardizzati di mortalità per tumori maligni di trachea, bronchi e polmoni, per Comune, anni 1998 – 2004. (Fonte: Stato di salute della popolazione pugliese – edizione 2006 – Osservatorio Epidemiologico Regione Puglia). In rosso, le aree a più alto tasso di mortalità (clicca sulle immagini per ingrandire). Si notano alte concentrazioni di neoplasie intorno alle zone più industrializzate (Taranto, Bari, Brindisi). Poi ci sono dei picchi anomali nel Salento [...]<a href="https://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-via="scienziatodelci" data-lang="it">Tweet</a>
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		<title>Ilva, la più grande fabbrica di acciaio e di tumori d&#8217;Europa</title>
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		<pubdate>Tue, 07 Feb 2012 09:18:03 +0000</pubdate>
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				<category><![CDATA[Dossier&Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo dieci anni di lotte ambientaliste e troppi morti, per la prima volta la maxiperizia commissionata dalla procura di Taranto inchioda l’Ilva, la fabbrica d’acciaio responsabile di immettere nell’atmosfera livelli di diossina che provocano tumori nella popolazione, nei capi di bestiame e contaminano gli alimenti. Quasi nessuno ne parla, nemmeno a livello locale, tranne questo articolo di Linkiesta. Da pugliese (ma soprattutto trattando temi che riguardano la salute) mi sembra doveroso quantomeno riportare e segnalare questa notizia. Un anno e mezzo fa il sindaco della città pugliese ha presentato un esposto dopo i rilievi di Peacelink Taranto, e questo è il primo significativo risultato. Migliaia di capi di bestiame abbattuti e decine di morti “anomali”. Fuori statistica. Troppo giovani, e decisamente troppi. C’è voluto tutto questo, e almeno dieci anni di battaglie ambientaliste, per far arrivare a Taranto il primo, importante, risultato. Dai camini dell’Ilva fuoriescono diossine e numerose sostanze tossiche che hanno causato la morte dei cittadini nel quartiere Tamburi e nel resto della città. Lo hanno scritto i periti chimici nella prima parte della maxi perizia consegnata qualche giorno fa in procura. Le emissioni di gas, vapori, polveri e diossina che ogni giorno, e ogni notte, vengono sputate [...]<a href="https://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-via="scienziatodelci" data-lang="it">Tweet</a>
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		<title>La frittura più economica? Con il wok</title>
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		<pubdate>Sat, 21 Jan 2012 15:59:42 +0000</pubdate>
		<dc:creator>scienziatodelcibo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia Domestica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologie&Processi]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando si parla di frittura si da molta enfasi al tipo di olio da utilizzare, sia per motivi di carattere nutrizionale e dietetico, ma anche perché la frittura è un processo di cottura costoso, in quanto un buon olio costa, se ne deve usare parecchio per friggere poca quantità di cibo e in più viene anche assorbito dallo stesso. Eppure la grande tradizione della cucina orientale, tra le altre cose, ha esportato in occidente un metodo di cottura (non solo di frittura) economico e salutare:  la cottura stir-fry che si prepara perfettamente nel wok, la calotta sferica di ferro tipica della cucina cinese. Un metodo poco diffuso nelle nostre cucine e ristoranti, invece ben ripreso dall’industria dei surgelati, che ha cercato di replicarne i principi di economicità e qualità (si usa pochissimo olio e la cottura avviene in tempi rapidi). “Stir fry”, ossia “mescola e friggi”, la più recente evoluzione degli alimenti surgelati che, negli ultimi decenni, hanno rivoluzionato, o meglio seguito la rivoluzione della vita lavorativa e familiare nelle società più avanzate, Italia compresa. La cottura stir-fry si usa per ingredienti tagliati a piccoli pezzi e non richiede grandi quantità di grasso. È fondamentale che la fiamma sia molto [...]<a href="https://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-via="scienziatodelci" data-lang="it">Tweet</a>
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		<title>Qual&#8217;è il miglior olio per la frittura?</title>
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		<pubdate>Sat, 21 Jan 2012 11:03:04 +0000</pubdate>
		<dc:creator>scienziatodelcibo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La frittura è uno dei più antichi metodi di cottura. Il colore, l&#8217;aroma, la consistenza e il gusto che questo tipo di cottura è in grado di conferire al cibo sono caratteristiche che la rendono apprezzato ed ampiamente utilizzato in tutto il mondo. Qual è l’olio più utilizzato nella frittura? L’olio di palma; e parlo soprattutto degli alimenti industriali, delle friggitorie, ristoranti e rosticcerie. Perché è il meno costoso, per le tasche dei produttori. Ha un costo inimmaginabile invece per l’ambiente e per la collettività (mondiale!), come abbiamo descritto in questo post (qui). Ma la cosa paradossale è che l’olio di palma è anche quello meno indicato per la salute. Vediamo allora quali oli sono i migliori e, soprattutto, più salutari per friggere. Durante la frittura, l’alimento cede acqua e parte dei grassi all’olio e di quest’ultimo ne assorbe una discreta percentuale. Nell’operazione di frittura si generano prodotti di neoformazione, alcuni dei quali possono essere assorbiti dagli alimenti. Taluni di questi composti, quali ad esempio il decadienale, conferiscono all’alimento gradevole fragranza di fritto. Altri sono invece indesiderati e potenzialmente associati a rischi tossicologici. Si formano per esempio composti derivanti dall’ossidazione (dovuta alle altissime temperature) come lipo-perossidi, idroperossidi, aldeidi e chetoni [...]<a href="https://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-via="scienziatodelci" data-lang="it">Tweet</a>
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		<title>Olio di palma: un business devastante. Per l&#8217;ambiente!</title>
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		<pubdate>Sat, 21 Jan 2012 09:55:30 +0000</pubdate>
		<dc:creator>scienziatodelcibo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dossier&Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Grassi&olii]]></category>

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		<description><![CDATA[Carrefour e altri colossi della distribuzione organizzata stanno chiedendo alle aziende produttrici di fare chiarezza sulla eventuale provenienza da filiere sostenibili e certificate degli oli vegetali di palma usati come ingredienti. Il WWF nel 2009 ha lanciato una campagna per il consumo responsabile di olio di palma (RSPO) stilando addirittura una classifica delle principali aziende/multinazionali, importatrici di olio di palma (source). Perché tutti questi riflettori sull’olio di palma? L’olio di palma si trova nella maggior parte dei prodotti alimentari elaborati con oli vegetali. Attualmente sulle etichette basta scrivere “oli vegetali” e significa che dentro probabilmente ci sarà olio vegetale di palma, perché è meno costoso, meno pregiato (il più ricco di acidi grassi saturi) e quello più resistente ai processi di cottura. Si trova dappertutto, dalle margarine ai formaggi “alleggeriti” (cioè dove il latte viene sostituito da grassi vegetali), alle merendine, prodotti da forno, prodotti fritti. E allora? dove sta il problema? Il consumo dell’olio di palma aumenta esponenzialmente, sia nell’industria alimentare, sia nei nuovi impianti energetici da biocombustibili, e i palmeti vengono piantati al posto delle foreste pluviali di mezzo Sud-est asiatico. Risultato: tonnellate di anidride carbonica e altri gas serra liberati nell’atmosfera. Ma non solo: piantagioni di palma [...]<a href="https://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-via="scienziatodelci" data-lang="it">Tweet</a>
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		<title>Novità sulle certificazioni BRC e IFS per i mercati europei</title>
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		<pubdate>Sun, 08 Jan 2012 14:55:57 +0000</pubdate>
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		<description><![CDATA[Calo drastico della domanda dei beni di consumo, diminuzione del potere di acquisto, recessione, sono gli scenari che spaventano le aziende alimentari italiane. La stagnazione della domanda interna spinge quindi i produttori ad affacciarsi verso mercati più redditizi e affidabili come quello nord-europeo. Molto spesso la possibilità di aprirsi a questi canali viene data dalle grandi catene di distribuzione, con due opzioni: vendere con proprio marchio oppure con quello del distributore stesso. Avete presente i vari prodotti alimentari con il marchio della catena di Distribuzione? Si chiamano Private Label (Marca Privata) e sono prodotti realizzati da aziende che hanno molto spesso dei loro marchi, anche noti, ma producono e confezionano a nome della Catena di Distribuzione. Come vengono scelti i fornitori che producono per le grandi catene? Con delle procedure basate sui protocolli BRC e IFS. In Italia hanno cominciato Coop ed Esselunga seguiti a ruota dalle altre catene. Il fenomeno è nato però nei paesi anglosassoni con i colossi Tesco, Auchan, Carrefour ecc. i quali hanno legato i prodotti alla fiducia verso il rispettivo marchio, come sinonimo di garanzia. Al fine di ottenere realmente questa garanzia hanno quindi sviluppato dei sistemi di controllo nei confronti di queste aziende produttrici, in pratica loro fornitori. Il [...]<a href="https://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-via="scienziatodelci" data-lang="it">Tweet</a>
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		<title>Industria alimentare: un gioiello italiano</title>
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		<pubdate>Sun, 08 Jan 2012 14:53:09 +0000</pubdate>
		<dc:creator>scienziatodelcibo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dossier&Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Riassumo un&#8217;inchiesta pubblicata dal quotidiano online &#8220;LINKIESTA&#8221;, che ha analizzato tutti i principali comparti manifatturieri italiani. Quella descritta è la fotografia dell&#8217;industria alimentare italiana, un piccolo gioiello da preservare e che ancora resiste, al contrario di altri settori della manifattura ormai considerati morti. Quello alimentare è il secondo comparto manifatturiero del Paese, con 127 miliardi di fatturato e circa 390 mila addetti (10% della manifattura), l’industria alimentare costituisce, assieme alla moda, l’emblema dell’italian way of living. Secondo l’indice delle eccellenze competitive dell’Italia stilato dalla Fondazione Edison, il nostro Paese detiene la prima posizione nell’export mondiale di pasta (1,8 miliardi di dollari), la seconda nell’export di vini (3,9 miliardi di dollari), la terza nell’export di cioccolata e di altre preparazioni alimentari contenenti cacao (890 milioni di dollari). Le 55 mila imprese attive nel settore, organizzate prevalentemente per distretti (sono ben 41 quelli censiti dal Monitor dei Distretti di Intesa San Paolo), sono nella grandissima parte dei casi di piccole dimensioni. Cosicché le aziende alimentari più strutturate rappresentano un numero davvero esiguo (ne sono alcuni esempi Nestlè, Barilla, Unilever, Ferrero, Illy, Orogel, Rana, Parmalat, Perfetti, Conserve Italia) e il valore medio di addetti per impresa è di poco superiore a 7, inferiore ai 9,5 [...]<a href="https://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-via="scienziatodelci" data-lang="it">Tweet</a>
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		<title>VERGOGNA: i privilegi della Casta restano, e noi paghiamo</title>
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		<pubdate>Sun, 11 Dec 2011 16:47:32 +0000</pubdate>
		<dc:creator>scienziatodelcibo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Non centra nulla con i temi trattati da questo blog, ma credo sia nostro dovere occuparci di ciò sta succedendo in questi giorni, perchè riguarda il nostro presente e soprattutto il nostro futuro. Riporto pari pari un bellissimo articolo (qui il link originale) dal blog intermarketandmore.finanza.com che oltre a commentare l&#8217;ultima porcata della &#8220;Casta&#8221;, ci mostra una precisa mappa dei possessori di beni di lusso e come questi parassiti, brancolano nel buio della fitta categoria delle persone a basso reddito. Aderiamo anche noi al movimento su twitter #occupymontecitorio. Aderisci anche tu! Scritto il 10 dicembre 2011 alle 20:00 da Dream Theater Decreto Monti bocciato dalla casta politica. E pensioni d’oro che restano. Io sono sereno ed equilibrato. E anche ottimista nella maggior parte dei casi. Ma quando mi incavolo, signori, divento pericoloso. Partiamo dall’inizio. Il Decreto Monti prevedeva il taglio degli stipendi dei Parlamentari. Andiamo al dunque senza tergiversare. “La commissione Affari Costituzionali della Camera, in data sabato 10 dicembre 2011, ha bocciato il decreto del governo Monti che prevedeva il taglio ai vitalizi dei parlamentari portandoli dagli attuali 11.039 euro netti mensili, pari a 132.078 euro annui, a 5.040 euro mensili, pari a 60.080 euro annui. La bocciatura è avvenuta sulla base del fatto che la norma introdotta dal governo [...]<a href="https://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-via="scienziatodelci" data-lang="it">Tweet</a>
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		<item>
		<title>Chimica nel Piatto part III: contaminanti chimici, momentaneamente tollerabili</title>
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		<pubdate>Sun, 11 Dec 2011 16:34:28 +0000</pubdate>
		<dc:creator>scienziatodelcibo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimenti cancerogeni]]></category>
		<category><![CDATA[Baby Food]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier&Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Micotossine]]></category>

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		<description><![CDATA[Terza puntata della Chimica nel Piatto, una discussione che è partita dalla notizia dello scontro Plasmon-Barilla sui residui chimici nei rispettivi prodotti e che è rimbalzata su internet in vari blog: da &#8220;ilpastonudo&#8221; (qui) a &#8220;papillevagabonde&#8221; (qui), da &#8220;Trashfood&#8221; (qui) al &#8220;Fattoalimentare&#8221; (qui). Ma è giustificato tutto questo allarmismo sui residui chimici, diossine, pesticidi ecc. in quello che mangiamo ogni giorno? A sentire molti esperti sembrerebbe di no! E allora andiamo a vedere quali sono le motivazioni che hanno portato alla stesura del Regolamento CE 1881/06 dando un&#8217;occhiata ai dati che la Commissione Europea ha considerato per stabilire da quali sostanze ci dobbiamo difendere quando decidiamo di fare la spesa. Ogni legge o regolamento, prima dell&#8217;enunciazione dei vari articoli, illustra i cosiddetti &#8220;considerando&#8221;, che spiegano le motivazioni alla base dell&#8217;atto. Riporto pari pari alcuni considerando, mentre in corsivo ci sono le mie considerazioni. Rischio cumulativo L’attività dell’EFSA sulla valutazione del rischio cumulativo mira a sviluppare metodologie per valutare gli effetti cumulativi derivanti dall’esposizione dei consumatori ai pesticidi. Vengono esaminati quei gruppi di pesticidi dotati di struttura chimica ed effetti tossici simili per verificare se il loro impatto sulla salute umana debba essere valutato collettivamente piuttosto che singolarmente.  Per la tutela della salute [...]<a href="https://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-via="scienziatodelci" data-lang="it">Tweet</a>
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		<title>Chimica nel piatto part II: pochi controlli, tanti residui</title>
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		<pubdate>Sun, 04 Dec 2011 16:13:23 +0000</pubdate>
		<dc:creator>scienziatodelcibo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Baby Food]]></category>
		<category><![CDATA[Bio]]></category>
		<category><![CDATA[Dossier&Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Parto dal post precedente (qui) per riassumere che i prodotti Plasmon (dichiaratamente per l&#8217;infanzia e con certificazione di filiera) sono più sicuri di quelli Barilla, ma non del tutto esenti da residui. E visto che i prodotti per l&#8217;infanzia riguardano la fascia 0-3 anni e tutti gli altri devono sorbirsi i prodotti per adulti (buoni o brutti, contaminati o meno), allora c&#8217;è una soluzione per essere garantiti della salubrità totale del prodotto? Si, è il biologico. Ma vari scienziati-food blogger-giornalisti-esperti ecc. come Bressanini non sono concordi, in quanto il biologico ammette l&#8217;uso di &#8220;soli&#8221; 20 principi attivi usati come pesticidi, contro i ben 500 nel convenzionale. Bressanini minimizza questa differenza e mangia le mele senza sbucciarle (source), perchè si sente garantito e protetto dalle leggi, dai limiti e dalle dosi ammissibili di sostanze chimiche. Bene! Io invece la mela la sbuccio! Non mangio sempre biologico (costa tanto, questo è l&#8217;unico appunto che faccio, e poi preferisco sempre la Nutella alle varie creme bio alternative, comunque ricche di zuccheri!), però mangio tanta frutta e verdura e la maggior parte delle aziende agricole (non bio) che conosco, nonostante la legge, ignorano o non usano il quaderno di campagna (e quindi i limiti [...]<a href="https://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-via="scienziatodelci" data-lang="it">Tweet</a>
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