DECRESCITA

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L’attuale CRISI GLOBALE rappresenta il fallimento del sistema capitalista-consumistico della produttività a tutti i costi. Consumate! Comprate cose inutili, buttate via quelle vecchie, il cibo avanzato, e andate al supermercato….compriamo, sprechiamo, facciamo aumentare la produttività delle aziende ed il PIL! Il PIL e l’economia finalizzata alla crescita hanno portato alla sovrapproduzione di beni, abbassamento delle remunerazioni, abbattimento dei costi e dei salari, aumento dello spreco di risorse e spostamento della ricchezza dai più ai pochi. In pratica: peggioramento della qualità, sia dei beni (soprattutto gli alimenti), che dello stile di vita.  Tutto ciò grazie alla spinta verso il ricorso al credito, che ha fatto indebitare le famiglie per “insegnarci” a vivere al di sopra delle reali possibilità.

Finora il sistema capitalista-consumistico (così come all’opposto quello comunista-statalista) hanno prodotto benessere e occupazione solo nel breve termine (e a discapito della maggioranza della popolazione dei paesi sottosviluppati e sfruttati!). L’innovazione tecnologica e la standardizzazione dei prodotti (anche dei cibi industriali) permettono di aumentare sempre di più la produzione oraria di un bene (omologato, standard, e spesso privato della propria naturalezza o utilità) senza aumentare, anzi diminuendo drasticamente la manodopera, e quindi anche i costi per le aziende. Risultato: mercati inondati di prodotti a basso costo da aziende che si scontrano a chi fa il prezzo più basso, arricchendo la Grande Distribuzione, a discapito dei produttori agricoli che soccombono; di conseguenza c’è il taglio dei costi, disoccupazione e diminuzione della qualità dei prodotti. Unico vantaggio (effimero): il prezzo più basso dei beni di consumo, però a fronte di una scarsa qualità e ripercussioni sullo stile di vita e la qualità della salute.
La possibile soluzione? A sentire politici ed economisti di tutto il mondo l’unica cantilena proposta è “stimoli alla crescita, incentivi al consumo, indebitamento ecc. ecc.”….. ma pur stimolando questa economia ormai satura, a chi li vendiamo tutti questi prodotti in eccedenza e quindi inutili?

Ci sarebbe un’altra strada, quella suggerita da Serge Latouche, economista francese che ha teorizzato il modello della Decrescita: buttare via tutte le teorie fallite sulla produttività ad ogni costo e sfruttare le innovazioni tecnologiche per fare prodotti più utili e salutari, in modo da produrre meno, pagare il giusto, acquistarne in salute e remunerare coltivatori e fabbricanti. In tal modo un’azienda non deve essere costretta a ingigantirsi (indebitandosi pesantemente) e fabbricare tonnellate di prodotti che non sa come vendere solo perché, se si è grossi, si risparmia sui costi delle materie prime, e si può disporre di impianti di lavorazione automatizzati in grado di fare grandi produzioni orarie con poca manodopera.

E allora? Allora filiera corta, mercati e produttori locali, tante piccole aziende artigianali e quindi più occupazione; tutto questo non significa tornare indietro, non innovare, tornare alle lavorazioni manuali. La stessa Comunità Europea ha riconosciuto il ruolo centrale delle imprese di minore dimensione nell’ambito dell’economia europea, e nel 2008 ha emanato la Comunicazione “Pensare anzitutto in piccolo”, lo “Small Business Act” per l’Europa”, che promuove un articolato quadro di interventi con l’obiettivo di migliorare il contesto giuridico, economico ed amministrativo delle PMI nell’intera Ue. La UE vuole in pratica attuare il documento stilato nel 2010 “Europa 2020 – una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”, cioè promuovere un’economia con un alto tasso di occupazione che favorisca la coesione sociale e territoriale. E dalla mia piccola esperienza con le piccole imprese alimentari, posso testimoniare come nel lungo termine, il prodotto artigianale, talvolta innovativo (e la riscoperta della tradizione e delle peculiarità naturali è spesso un’innovazione!), permette di lavorare la quantità da vendere, con alta qualità e prezzo giusto e remunerativo. Alla base di ciò è necessario un comportamento maggiormente consapevole dei consumatori, che in un certo senso, “aiutati” dalla recessione, consumeranno meno ma meglio, magari unendosi in gruppi di acquisto solidale (GAS). Questo quadro farà certamente soccombere le grandi aziende che fanno enormi volumi di produzione a costi bassi, ma come dimostrato, non sono le grandi aziende che creano il grosso dell’occupazione (al contrario di quello che politici, finanzieri e sindacalisti ci fanno credere). Questa sembra la strada, e quando questa crisi epocale spingerà le famiglie (come già sta succedendo in America) all’autoproduzione, coltivare l’orto in città o sul balcone o a farsi il pane in casa, a comprare meno cibo ma con maggiore attenzione alla qualità e alla salute, allora ci accorgeremo che siamo dentro al cambiamento.

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CHI E’ SCIENZIATODELCIBO

Scienziatodelcibo è un diario di viaggio, un'escursione attraverso i sentieri di quella foresta oscura che è il mondo dell'alimentazione e della salute. Scienziatodelcibo è Francesco, partito in questo percorso con gli strumenti della professione, delle tecnologie alimentari e della nutrizione; ora ripercorre quei sentieri al contrario, riscoprendo ciò che è stato trascurato, dai campi di grani antichi, ai laboratori che rinnovano l'impasto madre, dalla vecchia civiltà contadina, a un nuovo modello di vita sostenibile.